Mini 90 e 120
Sono passati ormai più di quarant’anni da quando per la prima volta abbiamo potuto ammirare al salone di Torino la Mini 90-120: geniale quanto sfortunata erede della Mini di Issigonis, di cui riprendeva l’impostazione meccanica ed il concetto – ulteriormente ottimizzato – di “piccola fuori ma grande dentro”. Non tutti sanno però che la genesi della Mini 90-120 affonda le proprie radici nella Innocenti dell’ing. Luigi e la messa in produzione del modello è seguita ad una gestazione durata per più di 6 anni.
La “750”: il sogno sfumato di un’auto tutta Innocenti
È nel 1967 che per la prima volta alla Innocenti si vaglia seriamente l’idea di un’auto da sviluppare e produrre in totale autonomia. L’anno precedente si assiste a importanti cambiamenti nei vertici
societari, con la morte del fondatore Ferdinando ed il passaggio della presidenza al figlio Luigi. Quest’ultimo, vuoi per l’onerosità delle forniture inglesi, vuoi per i cambiamenti in atto all’interno di BMC in procinto di fondersi con Leyland, non dimostra particolare convinzione nel mantenere viva la collaborazione col gruppo inglese. Dopo un primo tentativo di creare una microcar limitato alla fase di impostazione, nel 1968 parte la progettazione della Innocenti 750: l’auto prodotta interamente a Lambrate e destinata a sostituire la Mini. La 750 prende il nome dalla cilindrata del piccolo propulsore a 4 cilindri progettato dalla Innocenti. Le sospensioni sono a ruote indipendenti sia all’avantreno, dove è prevista un’architettura del tipo Mc Pherson, sia al retrotreno. dove la scelta ricade sui bracci tirati: sospensioni certo meno “esotiche” delle Hydrolastic della Mini, ma forse più adatte alla tipologia di auto.
“La Innocenti pensa al dopo Mini, la meccanica è progettata e prodotta in proprio,
lo stile è affidato a due carrozzieri di fama mondiale: Michelotti e Bertone”
Della 750 vengono prodotti due prototipi: uno con carrozzeria disegnata da Michelotti e l’altro con stile firmato da Marcello Gandini per la
carrozzeria Bertone (il secondo indubbiamente più moderno e raffinato del primo).
Il progetto viene tuttavia accantonato prediligendo un rinnovo del contratto settennale con gli inglesi per la produzione di auto su licenza. Forse il management aziendale non reputa che la Innocenti sia in grado di camminare con le proprie gambe ed il rischio di abbandonare la “stampella” inglese per affrontare il mercato in solitaria sia troppo alto. La fine degli anni 60, inoltre, non è un periodo facile per la Innocenti che si trova a dover affrontare la contestazione degli operai durante il celebre “autunno caldo”: anche la presenza di tensioni all’interno della fabbrica di certo non sono un buon presupposto per progetti di sviluppo autonomo.
“Il Presidente Robinson passa in rassegna i tanti prototipi accantonati negli scantinati del Centro Studi,
è favorevolmente impressionato dalla 750 disegnata da Bertone: sarà la nuova Mini”
Nel 1969 la Famiglia Innocenti decide la cessione dell’azienda e la divisione Auto passa, dopo una lunga trattativa terminata nel 1972, agli inglesi di BLMC, diventando Innocenti Leyland Spa. Il presidente della nuova società, il giovane e brillante Geoffrey Robinson, entusiasta del prototipo proposto dalla Bertone, rispolvera il progetto 750, conservandone però unicamente i contenuti di stile, mentre per la meccanica si decide di mantenere l’impostazione della Mini 1000 già in produzione a Lambrate.
Qualcosa più di un semplice restyling per la Mini
Passano altri 2 anni e finalmente, nel 1974, nascono le Mini 90-120: due utilitarie che abbinano la collaudata meccanica della Mini, con prestazioni brillanti ed eccellenti doti stradistiche, ad uno stile
nuovo, chic ed elegante, moderno e raffinato, pienamente in linea con i canoni stilistici dell’epoca e con qualche inconfondibile vezzo che rende immediatamente riconoscibile la firma di Bertone (si veda ad esempio il paraurti posteriore in due pezzi). Meccanicamente la nuova Mini adotta le sospensioni a ruote indipendenti con elementi elastici in gomma (come il modello del 1959), mentre i motori sono i classici BLMC “A seires” con testata in ghisa, questa volta però con radiatore in posizione frontale dotato di elettroventola. Novità importante sono i cerchi da 12’, grazie ai quali è possibile alloggiare freni maggiorati che portano, almeno in un primo momento, all’adozione di una pompa freni Lockheed a doppio circuito sprovvista di servoassistenza (verrà poi sostituita dal miniservo BENDITALIA che garantirà una frenata decisamente più pronta ed efficace). Il nuovo corpo vettura con diversi pesi e dimensioni, unito alle citate differenze rendono le Mini 90-120 qualcosa più di un semplice restyling del modello precedente anche dal punto di vista del comportamento dinamico, che risulta simile ma non identico a quello della vecchia Mini.
In autunno il nuovo modello viene presentato in anteprima in un evento organizzato dalla Innocenti a St. Vincent, località montana tra le più gettonate, ambiente ideale per le nuove Mini 90-120, che sulle strade di montagna possono esprimere le loro ottime doti di tenuta di strada abbinate al vivace propulsore da 998cc per la Mini 90 o addirittura al potente 1275cc per la Mini120.
Segue a distanza di poche settimane la presentazione ufficiale al 55° Salone dell’Auto di Torino, sarà un successo.
“Anche Gianni Agnelli, in visita allo stand Leyland-Innocenti,
avrà parole di elogio per la nuova Mini”
Al momento della presentazione la Mini90 è disponibile soltanto con paraurti neri e interni in finta pelle, mentre la 120 è dotata di serie di paraurti cromati, cerchi dedicati , interni in panno, moquette e cappelliera, con inoltre profili cromati al centro delle guarnizioni dei cristalli. Le parti della carrozzeria in materiale plastico, prese d’aria e mascherina, sono nere sulla 90 e grigie sulla 120. La 120
dispone di una strumentazione esteticamente più curata e completa, con contagiri, voltmetro e manometro pressione olio. Poco dopo la presentazione si assiste ad un primo timido tentativo di differenziazione degli allestimenti disponibili per la Mini 90, con l’introduzione della versione denominata “soluzione optional”, che si differenzia dall’allestimento entry level per la presenza di interni in panno con possibilità di aggiunta dei poggiatesta, lunotto termico e alternatore (sulla base verrà montata la dinamo fino ad esaurimento scorte).
Come ricorda il titolare della celebre concessionaria Papurello, ancor’oggi incredulo dell’ottima abitabilità della nuova Mini: “Su quella macchina Bertone aveva fatto un bel lavoro: con poco più di 3 metri avevamo un portellone che dava accesso a un bagagliaio molto più voluminoso della concorrenza”. Per non parlare delle superfici vetrate: talmente ampie da rendere la visibilità dal posto di guida delle Mini 90-120 inavvicinabile da ogni altro modello presente sul mercato.
Tutto rema contro, ma la Mini 90 non molla
Negli anni successivi la storia delle brillanti utilitarie si intreccia con un periodo nero per la Innocenti, che precipita in una profonda crisi dettata sia
dalla congiuntura economica sfavorevole sia dalla precaria situazione della Casa Madre inglese. Queste circostanze minano in parte la diffusione dell’auto che conosce comunque un notevole successo grazie alle ottime caratteristiche estetiche e prestazionali, iniziando ad essere ambita anche all’estero dove non era inizialmente prevista l’esportazione. Nei periodi di occupazione della fabbrica da parte degli operai le scorte di vetture presso i concessionari si esauriscono, lasciando “a piedi” i numerosi clienti in attesa della nuova Mini. L’imperterrito afflusso di richieste per la nuova vettura malgrado le precarie condizioni della Casa costruttrice la dice lunga sul gradimento dell’auto da parte del pubblico, disposto ad acquistare un’auto da una Casa sull’orlo del fallimento (con conseguente incertezza su garanzia, reperibilità di ricambi, assistenza post vendita,…).
Proprio quando sembra che per la Innocenti non ci sia più nulla da fare, nei primi mesi del 1976, ad un passo dalla chiusura definitiva, De Tomaso si presenta a Lambrate con un piano per salvare la Fabbrica. Il suo avvento consente la ripresa produttiva delle Mini 90-120, a cui si affianca una versione sportiva che porta il suo nome, la Mini De Tomaso.
“La Innocenti è sull’orlo del baratro, De Tomaso sarà l’unico a presentare una proposta concreta:
la produzione riprende a pieno ritmo, dal ’77 all’80 si produrranno 40 mila vetture l’anno”
Nel frattempo, a partire dal debutto del 74 fino agli anni immediatamente successivi all’arrivo di De Tomaso, la Mini subisce una serie di modifiche sia funzionali che estetiche. Per citare solo le più evidenti, sparisce il “maniglione” sul portellone in favore dell’atteso tergilunotto (disponibile dopo un breve periodo in cui ne maniglione ne targilunotto erano previsti), i loghi Innocenti-Leyland sono sostituiti con la “i” corsiva che identifica la Nuova Innocenti, i cerchi della 90 passano dal canale largo 4,5’ a 4’, la selleria viene ridisegnata e differenziata per allestimenti.
Nel 1976 la Mini 90 soluzione optional diventa Mini 90 L, ma le maggiori novità arrivano l’anno successivo quando, con riferimento al mercato nazionale, si procede con un’ulteriore differenziazione in Mini 90 N, L ed SL, Mini 120 L ed SL. Gli allestimenti si differenziano per la presenza di accessori e per il grado di finitura, quest’ultimo di prim’ordine sulle SL. In particolare gli allestimenti L, la cui produzione terminerà già nel 1978, sono dotati di selleria in tessuto tinta unita, moquette, appoggiatesta (opzionali sulla 90) e tasche portaoggetti sui pannelli porta anteriori con inoltre riservati alla sola 120 accendisigari, vetri azzurrati, tergilunotto, tergicristallo a 2 velocità come 2 velocità sono previste per la ventola del riscaldamento abitacolo. L’allestimento SL include, oltre a quanto previsto per la Mini 120 L, tessuto doppio unito/scozzese. La SL è l’unica tra le Mini 90 a essere dotata di finiture esterne cromate e cappelliera, mentre la Mini 120 SL è l’unica della gamma ad avere i vetri posteriori apribili a compasso. Oltre a quanto elencato altri dettagli minori contraddistinguono i diversi allestimenti.
Il rinnovamento della gamma e la maturità del prodotto, complici anche le esportazioni, fanno registrare numeri di produzione di tutto rispetto per la Innocenti, sfiorando dal 1977 al 1979 le 40000 unità prodotte all’anno.
Si chiama Mille la Mini 90 degli anni ‘80
Nel 1980 nasce la Innocenti Mille, con stile rivisto dallo stesso Bertone. La Mille presenta paraurti in resina, fascioni paracolpi alle fiancate, fanaleria di nuovo disegno con scritta catarifrangente “INNOCENTI” tra i fanali posteriori, una plancia di nuovo disegno e selleria di pregiato velluto bicolore bianco e aragosta. Alzacristalli elettrici, orologio digitale con cronografo, consolle sul tunnel, rivisitazione in chiave moderna anche dei più piccoli particolari rendono la Mille un’utilitaria estremamente lussuosa e all’avanguardia.
Anche la Mini 90 SL viene rivista nell’estetica e nelle dotazioni, con nuovi interni, accessori e cerchi che, fin dal ’79 sono per le versioni SL uguali a quelli della 120. L’anno successivo sparisce dai listini la Mini 120 e nascono la 90nII e la 90slII, anch’esse rinnovate con paraurti in plastica ma con allestimenti sostanzialmente immutati.
“Il restyling della Mini 90 – 120 è firmato ancora una volta Bertone, muterà anche il nome:
la Mille getterà le basi stilistiche per le nuove utilitarie con meccanica giapponese”
Si chiude così nel 1982 la saga delle Mini 90-120, ma la storia non è ancora finita: se nel 1974 la Mini ha cambiato abito senza grandi rivoluzioni sotto pelle, è giunto il momento di rinnovare l’ormai datata parte meccanica. La scadenza del contratto con BLMC nel 1981 ha portato il lungimirante Don Alejandro De Tomaso a guardarsi attorno, con occhio particolarmente attento alle interessanti novità studiate e recentemente concretizzate nel Paese del Sol Levante. Dalle ceneri della Mini 90 avrà così inizio l’epopea delle Mini a 3 cilindri, auto dall’impostazione moderna, dotate di motori tecnologicamente avanzati, in grado di mantenere giovane per altri 10 anni un modello nato nel 1967 con il prototipo della “750”.

