Fam-Papurello

“Qui siamo sempre andati avanti a pane e Innocenti”

“Lo vedete per terra che qui il pavimento è diverso? È perchè qui mio papà Battista aveva la cucina, e il magazzino ricambi era solo quel pezzettino là in fondo. Sapete, a quei tempi tutte queste case che vedete qua intorno mica c’erano: questo edificio invece si, è tra i più vecchi”.

Siamo a Settimo Torinese in compagnia del Sig. Michele Papurello, all’interno della sua storica officina. Due accessi vetrati su una via secondaria del sobborgo torinese, all’interno due ponti, banchi da lavoro, pezzi di una Mini smontati e disposti in perfetto ordine Il Sig. Papurello Battista al lavoro nella sua officina sul pavimento poco più avanti. Al fondo la scocca di una Turbo DeTomaso capovolta, l’immancabile attrezzatura da lavoro e una collezione di apparecchi radio d’antan. Le pareti sono tappezzate di fotografie, poster ed insegne che tradiscono la lunga tradizione come officina specializzata in vetture Innocenti ed inglesi in genere. L’atmosfera che si respira è decisamente d’altri tempi. “Dal 1937. Abbiamo raggiunto gli 80 anni! Mio papà creò l’azienda proprio quando sono nato. E se siamo ancora qui è merito suo, che ci ha insegnato ad arrangiarci, non siamo fatti per lavorare da dipendenti noi.”

“La storia dell’azienda è molto lunga, potrei star qui giornate intere a raccontare aneddoti ed episodi che ci son capitati in 80 anni. Dovete sapere che qui a Settimo in quegli anni andava molto la produzione di penne: tutti facevano penne. E allora mio papà cominciò a produrre penne anche lui, ma la sua testa era già nei motori, così cambiò subito e continuò con le motociclette. Era davvero bravo: aveva diversi clienti che ci correvano con le moto! E questo bambino qui vicino a Marte Nesti sono io.” Ci racconta mostrandoci una vecchia foto il sig. Michele: 80 anni compiuti con l’entusiasmo di un ragazzino.

“Poi è arrivata la guerra, con tutte le rinunce che si porta dietro e allora ne abbiamo passate davvero tante. Mio papà continuava a riparare motociclette, e lavorava per tutti. Ricordo ancora quando arrivarono dei soldati accusandolo di aver riparato la moto a persone a cui non avrebbe dovuto. Lui era in ginocchio qui con il fucile puntato, ma non gli fecero niente, perchè gli serviva: dove lo trovavano un altro che le moto gliele faceva andare come lui?”

“Qualche anno dopo sempre mio papà preparò una Motobi con cui il pilota Domenico Zanzone raggiunse posti dove fino ad allora soltanto a piedi erano arrivati: tutta sulle creste delle montagne. Il giovanissimo Michele Papurello assieme al pilota Marte Nesti L’impresa finì anche sui giornali dell’apoca. Poi abbiamo cominciato con la Innocenti: era arrivata la Lambretta. E da allora qui si è sempre andati avanti a pane e Innocenti. Perchè poi abbiam proseguito con l’A40. Facevamo vendita e assistenza di automobili Innocenti: gli scooter cominciavano a tirare meno, la gente voleva la macchina, e quando finalmente è arrivata la Mini è stato subito un grandissimo successo. Io nel frattempo terminavo i miei studi: la voglia di studiare a quell’età non era mica tanta, sapete” ci confida sorridendo. “Ho studiato alla Scuola Birago di Torino (un istituto professionale per autoriparatori ancora attivo nel capoluogo piemontese, n.d.r.). Li vedete questi attestati? Li rilasciavano ogni anno all’allievo migliore. Uno solo all’anno. E io ne ho tre! Così mi sono specializzato nella riparazione di auto.”

“Nel frattempo l’officina era cresciuta: avevamo già la casa qui sopra. All’inizio avevamo il salone per la vendita qui di fronte, solo negli anni 90 abbiamo comprato il salone più grande qui dietro dove teniamo ancora qualche macchina esposta o quelle dei clienti in attesa di riparazioni. Quasi sempre Innocenti naturalmente. Negli anni abbiamo seguito i marchi Innocenti e tutti quelli della British Leyland. Siamo andati avavanti finchè abbiamo potuto, perchè poi la Innocenti è passata a De Tomaso, e dopo un po’abbiamo dovuto fare una scelta, e abbiamo tenuto la Innocenti, che abbiamo avuto fino alla fine, comprese le Koral e le Elba.”

“Con la Innocenti abbiamo sempre avuto ottimi rapporti. Perchè era come una grande famiglia, mica come succede al giorno d’oggi. Allora se io avevo L'officina Papurello a metà del secolo scorso un problema prendevo il telefono e chiamavo l’ing. Meregalli a Lambrate (l’ingegnere responsabile del servizio assistenza alla Innocenti, n.d.r.) e il problema si risolveva. A Lambrate Papurello lo conoscevano, perchè qualche problema gliel’ho risolto anch’io. Quando è arrivata la J5 che avava la pompa della benzina con lo sfogo per l’aria troppo in basso, ad esempio. La IM3 aveva una valvola, che lasciava sfiatare solo quando la pressione era troppa. La J5 invece un condotto aperto. E quando è arrivata un po’di pioggia e si è allagato il parcheggio della Ceat qui dietro, di J5 là sotto ce n’erano due. Erano riusciti a tirar su in moto tutte le altre macchine, ma le J5 in moto mica ci andavano, perchè era entrata l’acqua nella pompa. E eran due miei clienti! Allora ho studiato io una modifica per risolvere questo caso, ho portato lo sfogo più in alto con altri due tubi e problemi non ce n’erano più. E a Lambrate hanno voluto sapere che modifica facevo: gliel’ho risolto io quel problema, ma non è mica stato l’unico. Quando avevano una macchina che non riuscivano a riparare la mandavano da me. Ma questi rapporti privilegiati non son mica nati dal niente. La lealtà c’è sempre stata da tutte e due le parti, mica facevo il furbo io. Ho sempre comprato tutto dalla Innocenti: sia quello che mi conveniva che quello che non mi conveniva. Anche le lampadine dei fari compravo dalla Innocenti. Quando però c’è stato un problema con le forniture dei mozzi delle Minitre che erano difficili da reperire perchè ne avevano appena abbastanza per la produzione delle macchine nuove, io avevo un cliente con la macchina ferma nella mia officina. Ho chiamato a Lambrate, mi han detto di andar su. Io sono andato e mi hanno procurato il mozzo che mi serviva. O quella volta nel 1968 che a San Giovanni, patrono di Torino, eravamo stati in gita agli stabilimenti con gli altri concessionari del Torinese. Io e mia moglie siamo andati Un cliente dell'officina Papurello giunto fino in Africa con la sua A40 con la nostra IM3. Io avevo una cinepresa e stavo riprendendo. Avevo una passione per queste cose… Mi hanno detto che forse non era possibile riprendere le linee di montaggio. Sono andati a chiedere alla direzione, che ha dato il permesso. Mica tutto ovviamente, mi dicevano loro cosa si e cosa no. Poi ve lo faccio vedere il filmato!” Si tratta di un rarissimo ed affascinante documento, con la voce di una giovanissima Sig.ra Papurello che illustra il succedersi delle fasi di lavorazione fino al collaudo su pista mentre scorrono le immagini a colori. Il Sig. Michele è, giustamente, un po’geloso del suo filmato: lo mostra volentieri ma guai a chiederne una copia.

“Però quando serviva mica gliele mandavo a dire, sapete? Quando hanno messo quei carburatori Dellorto sulla IM3 per esempio mica le volevo vendere così io (le opinioni sui Dellorto sono diverse: evidentemente Papurello non li apprezza granchè, n.d.r.). Perchè andateci voi in montagna dietro un pullman coi Dellorto. Se dovete continuare a fermarvi e ripartire la pompa di ripresa continua a buttar benzina nei collettori ogni volta che schiacciate. E dovete schiacciare per partir in salita con la IM3, che è pesante per quel motore 1100. Continua a entrar benzina ma poca aria, così dopo un po’si ingolfa e restate a piedi con la vostra IM3. Macchina nuova che si ingolfa in salita, neanche per sogno non gliela vendevo! Allora facevo firmare le proposte d’acquisto ai clienti specificando che la la macchina la vendevo solo se aveva gli SU, L'officina Papurello negli anni '70 che quel problema mica ce l’avevano, perchè lì entra sempre la miscela giusta. E se non riuscivo ad avere la macchina con gli SU li compravo a mie spese e li montavo.”

“Poi sono passati gli anni, è arrivata la Mini 90, poi i motori a 3 cilindri, che a quelli bisogna saperci metter mano alla carburazione. Ma dopo un corso di specializzazione a Lambrate non ho avuto problemi, anche con l’aiuto dei collaudatori del servizio tecnico Innocenti, sempre pronti a collaborare. Quando è arrivata la 990 con un baule più ampio delle altre Mini abbiamo potuto accontentare molti clienti. Con una macchina così abbiamo avuto la possibilità di aumentare le vendite: unitamente alle Turbo De Tomaso e al diesel (da quasi 30 km con un litro!) avevamo la gamma più completa del mercato. Quando poi han fatto la 500 con motore 548… Quella macchina mi toglieva tutto l’utile delle riparazioni: non si rompeva mai, mai, mai! La vendevi al cliente e ti diceva: “Va propri bin la macchina, ciau nè” e non lo rivedevi più. Di riparazioni mai che gliene facessi una” scherza Papurello. “Le Koral invece non eran all’altezza delle precedenti. Va bene che costavano poco, perchè una Koral nuova costava davvero niente e allora non si potevano avere troppe pretese. Per evitare perdite di olio, prima di conseganre la Koral ai clienti dovevo cambiare tutti i paraoli, e così le macchine andavano benone. Anche se dopo qualche mese hanno bombardato gli stabilimenti, perchè quelle le facevano in Yugoslavia. E allora non ci mandavano più i ricambi. Avevo un cliente, che era anche un amico, che con la Koral nuova aveva tamponato e non arrivava più il cofano di ricambio. Poi però per fortuna io per la carrozzeria mi appoggiavo a uno bravo, così il cofano è riuscito a raddrizzarlo. Michele Papurello nella sua officina, che oggi si dedica principalmente al restauro e manutenzione di auto storiche Innocenti e inglesi E anche questa l’avevamo risolta, tutto pagato dalla Innocenti, che doveva garantire il pezzo finchè era in garanzia.”

“Alla fine però è arrivata la Fiat e ha chiuso tutto. Aveva cominciato a lasciarmi una 990 sola e già si capiva dove si andava a finire: io le diesel le vendevo bene, e vendevo anche qualche matic. Poi è arrivata la Fiat e le ha tolte. Mi son ritrovato con una 990 sola e allora se ne vendavano meno, perchè un po’di scelta al cliente la devi lasciare, altrimenti va a comprare da un’altra parte! Quando a Lambrate han chiuso ci han mandato una lettera con due righe: “dal giorno tale chiudono gli stabilimenti Innocenti. Saluti.” Mica si fa così: ci lavoravo da quasi 50 anni, chiudono, e son capaci solo di mandarmi due righe?” Il volto del Sig. Michele si fa un po’più cupo. “Quella volta tutti si sono spaventati. Sentivo gli altri ricambisti e concessionari e tutti volevano chiudere con la Innocenti. Io però ci credevo ancora: avevo i miei figli Giuseppe e Angela che lavoravano con me e sapevo che Lambrate o no avremmo potuto continuare a lungo con la Innocenti. Così a chi mi diceva che smetteva e voleva vendere i ricambi che aveva in casa compravo tutto io. Diversi magazzini ho vuotato negli anni: fin in Puglia son andato. E oggi, 25 anni dopo, siamo ancora qui con la Innocenti. Gira che ti rigira, se qualcuno non trova un pezzo per la sua macchina va a finire che viene da noi”.