Innocenti, una storia italiana

Sul finire degli anni ’50 a Lambrate ha sede una delle più importanti aziende italiane operanti nei settori della meccanica pesante, dei tubi e relative applicazioni e degli scooter: la Innocenti. Nonostante fosse stata messa in ginocchio dalla Seconda Guerra Mondiale, la Innocenti era riuscita a risollevarsi grazie alleLinea di produzione della Lambretta - Foto: Innocenti Spa accorte politiche attuate dal suo presidente e fondatore, Ferdinando Innocenti. Le ingenti commesse ricevute non solo avevano consentito all’azienda di far fronte alle perdite dovute alle vendite altalenanti di scooter, ma avevano determinato ingenti disponibilità finanziarie. L’azienda si trova quindi nelle condizioni di decidere come investire queste risorse.

Nel 1958 Luigi Innocenti, figlio di Ferdinando, che già da 10 anni lavora in azienda come impiegato tecnico, assume la carica di vicepresidente. Luigi persegue con tenacia il progetto della costruzione di automobili, anche in forza dell’esperienza maturata nel settore attraverso la produzione di presse per lo stampaggio della lamiera. La Innocenti, infatti, produceva presse per gran parte delle case automobilistiche europee. Luigi Innocenti riesce ad imporre la propria volontà contro le altre due ipotesi: lo sviluppo della meccanica pesante (caldeggiata dal padre Ferdinando) e la produzione di elettrodomestici (proposta da Lauro, l’amministratore delegato).

Nel 57/58 iniziano gli studi per una vettura interamente prodotta a Lambrate. A questo primo studio segue la valutazione di una collaborazione con la tedesca Glas per produrre una vetturetta utilitaria di 400cc prendendo spunto dalla Goggomobil. Anche questa ipotesi naufraga, perché la produzione di una vettura con queste caratteristiche causerebbe tensioni con Fiat, importante cliente per quanto riguarda la vendita di presse. Inoltre c’è il rischio che Fiat abbassi i prezzi delle proprie utilitarie per stroncare sul nascere questa nuova avventura della Innocenti.

Il contratto con BMC? “Un contratto balordo, un accordo del c….”

Seguono contatti con varie case automobilistiche, finché nel 1959 si da il via alle trattative con BMC per la produzione su licenza dell’Austin A40, modello che si colloca in un segmento di mercato in cui Fiat è assente e che associa alla robustezza di una meccanica ormai collaudata lo stile di Pininfarina. A luglio viene firmato il contratto con BMC. Si tratta di un contratto di durata settennale, con evidenti lacune che mettono lahpqscan0041 Low Innocenti in una posizione molto svantaggiosa. L’accordo inoltre non consente l’esportazione di vetture Innocenti. Come dirà un dirigente intervistato da Marino Gamba per il suo libro sulla Innocenti, si tratta di “un contratto balordo, un accordo del c…. […] 7 anni sono pochi; cioè sono abbastanza all’inizio. Ma già dopo 2 o 3 anni non si possono più fare programmi seri […] Era un accordo che non dava nessuna sicurezza per l’avvenire […] Oltretutto noi non eravamo certi di essere seguiti dagli inglesi; per esempio, nessuno obbligava quelli della BMC a darci i rifornimenti nel modo pattuito”.

Inizialmente è previsto l’assemblaggio e la verniciatura dei pezzi forniti dall’azienda inglese, ma presto a Lambrate verranno anche stampati i lamierati per la nuova vettura.

Alla fine del 1960 gli impianti sono operativi e dalle catene di montaggio, approntate sulle aree che avevano ospitato la produzione bellica, escono le prime Innocenti Austin A40. È prevista una produzione massima di 100 vetture al giorno.

Nonostante gli impianti siano di nuova costruzione, la tecnologia impiegata è già obsoleta. Vengono utilizzate le tradizionali linee a pavimento , mentre le altre Case stanno procedendo alla loro sostituzione con le più innovative metodologie di movimentazione aerea delle scocche.

La Innocenti 950, lo spider disegnato da Ghia

Linee di produzione della 950 Spider e A40, 1963 - Foto: Innocenti SpaAssieme alla A40 al salone di Torino del 1960 debutta la Innocenti 950, uno spider disegnato dalla Ghia con meccanica inglese. La produzione avviene in gran parte alla OSI di Torino, mentre a Lambrate se ne ultima l’assemblaggio.

Fino alla fine del 1961 le vetture che escono dagli stabilimenti di Lambrate sono contraddistinte dal marchio formato da tre lettere “i” corsive disposte a elica. A partire dall’anno successivo il logo diventa una “i”, sempre corsiva, racchiusa in un ovale.

La produzione automobilistica conta 20900 vetture nel 1962 e sale a 30600 l’anno successivo, grazie all’entrata in produzione della IM3, la nuova vettura di classe medio-alta costruita a Lambrate sempre su licenza BMC.

Nella prima metà degli anni ’60 alla Innocenti nasce l’ambiziosa idea di una vettura sportiva con motore V6 Ferrari. Viene creato un team di tecnici delle due Case per la progettazione dell’auto, mentre lo stile è affidato a Bertone. Nel 1964, quando tutto sembra prossimo alla conclusione ed è già disponibile un prototipo, il progetto viene bloccato.

Il 1964 non è un anno felice per la Innocenti. Il ristagno economico si ripercuote sia sulle vendite di scooter sia sul settore automobilistico.

Il modello di maggiore diffusione della Innocenti: la Mini36lineadifinitura Low

Verso la fine del 1965 inizia la produzione del modello di maggiore diffusione mai  costruito dalla Innocenti: la Mini. Questa vettura era già in produzione dal 1959 presso la Austin Morris e veniva importata in Italia dalla BMC. Le vendite in Italia non raggiungevano però livelli soddisfacenti, a causa del regime protezionistico e dei costi di trasporto. In questo contesto la BMC decide di proporre alla Innocenti la produzione anche di questo modello. Luigi Innocenti, a capo del consiglio di amministrazione, accetta senza esitazioni. La versione Innocenti della popolare utilitaria britannica viene aggiornata in modo da renderla più gradevole al pubblico italiano, come del resto era già accaduto per la IM3.

Già nel 1959 si era pensato alla produzione della Mini, ma solo a partire dal 1965 la produzione da parte della Innocenti di una vettura utilitaria non rischia più di compromettere i rapporti con Fiat. La fine del protezionismo infatti spinge Fiat a guardare alla Innocenti non più come pericoloso concorrente, ma piuttosto come valido alleato per arginare la penetrazione nel mercato domestico delle case automobilistiche straniere. La Innocenti può quindi produrre la Mini senza temere ritorsioni da parte del colosso torinese.

Muore Ferdinando Innocenti, a succedergli è il figlio Luigi

FerdinandoLuigiInnocentiIl 1966 è l’anno in cui ha inizio la crisi della Innocenti. Il 21 giugno muore Ferdinando Innocenti. Da anni i problemi di salute lo costringevano a rimanere lontano dalla conduzione dell’azienda.Dal 62/63 è Luigi di fatto a dirigere l’azienda, nonostante Ferdinando non abbandoni la carica di presidente fino alla morte. Vedendosi costretto a limitare il proprio impegno in azienda, Innocenti si era preoccupato di affiancare al figlio uno staff di uomini di polso. Con la sua morte viene però a mancare una figura in grado di coordinare i vertici dell’azienda: cominciano ad evidenziarsi ambizioni dei singoli e contrasti interni alla dirigenza a cui Luigi non si dimostra in grado di far fronte.

Nello stesso anno scade il contratto stipulato nel 1959 con BMC per la produzione di auto su licenza. Il contratto verrà rinnovato annualmente fino al 1968, senza consentire una efficace programmazione delle attività della Innocenti. Questi due rinnovi per un così breve periodo sono frutto della scarsa convinzione del nuovo presidente verso il proseguimento della produzione di auto inglesi. Nel 67 infatti alla Innocenti si studia una vettura da produrre in proprio, con un propulsore di 750cc e la carrozzeria firmata da Bertone. Il progetto richiede però investimenti troppo elevati e quindi nel 68 rinnova l’accordo con gli inglesi per ulteriori sette anni.

La fine degli anni 60 coincide con la ripresa sia della produzione automobilistica sia della meccanica pesante. Nel 1967 termina la produzione della A40, ma le vendite della Mini sono in costante crescita.

Gli anni dell’incertezza e delle lotte sindacali

Nel 1969 Luigi Innocenti decide la cessione dell’Azienda. Secondo alcuni le ragioni di tale scelta sono da ricercarsi nelle vicende dell’”autunno caldo”, in cui i lavoratori insorgono per questioni legate al rinnovo contrattuale. Una lettura paternalistica della gestione aziendale da parte di Innocenti imputerebbe tale decisione alla delusione del presidente nel vedere i suoi stessi dipendenti rivoltarglisi contro. Questa tesi è però respinta da altri, che vedono nelle tensioni ai vertici dell’azienda il motivo dell’abbandono. Sono anni difficili per la Innocenti, soprattutto per il settore Auto la cui cessione si rivela particolarmente difficoltosa.

Sciopero Innocenti del 16/12/1971 - Foto: Loconsolo

Alla fine del 1969 Innocenti contatta Fiat per proporre la cessione degli stabilimenti, ma l’azienda torinese declina l’offerta. Subito dopo iniziano le trattative con l’IRI. I vertici dell’azienda non hanno tuttavia un parare univoco sull’indirizzo da dare alle trattative. Innocenti intende infatti cedere l’intera attività, mentre l’amministratore delegato Fusaia (cugino di Luigi Innocenti e detentore di un pacchetto azionario pari al 10%) punta ad una soluzione che gli consenta di tutelare la propria posizione. In questo contesto iniziano le trattative per la vendita del settore Auto ad Alfa Romeo, dopo aver ottenuto con non poche difficoltà l’autorizzazione da parte di BLMC (nome assunto dalla BMC dopo la fusione con Leyland). Ad un passo dalla conclusione, il presidente di Alfa Romeo, Luraghi, con una motivazione pretestuosa fa saltare gli accordi.

Segue un periodo di incertezza fino al febbraio 1971, quando riprendono i negoziati con BLMC. Fusaia ostacola dichiaratamente le trattative, con l’intento di trovare un gruppo di banche in grado di rilevare la quota di Luigi Innocenti e garantire al settore Auto uno sviluppo autonomo.

Qualche mese dopo, in occasione della cessione del settore Meccanico a Finsider, i sindacati ottengono una serie di impegni da parte di Innocenti per quanto riguarda l’Auto. Questi impegni si concretizzano in un documento che stabilisce un programma di investimenti ed occupazionale per i due anni successivi.

Nel ’72 il passaggio di mano: a Lambrate si parla inglese

Varie Leyland 1974 Low

Fino a luglio 1971 permangono le due posizioni contrastanti ai vertici del settore Auto: da una parte Fusaia cerca di scongiurarne la cessione, mentre Innocenti mantiene i contatti con BLMC per riprendere i negoziati. Nel frattempo si affacciano sulla scena anche Volkswagen, Honda e Mitsubishi. I contatti con queste aziende si limiteranno tuttavia a generici colloqui preliminari.

A luglio Luigi Innocenti è sottoposto a un difficile intervento chirurgico a causa di un aneurisma cerebrale. La grave malattia convince Fusaia a fare un passo indietro, avallando l’unica possibile alternativa: la cessione a BLMC.

Hanno quindi inizio i negoziati, che si protraggono fino al marzo dell’anno successivo, quando verrà firmato il compromesso d’accordo. La lentezza delle trattative è determinata da due fattori. Da un lato BLMC sa bene di essere l’unico possibile acquirente, quindi punta a far crescere quel senso d’incertezza che consente maggiori margini di trattativa sul prezzo (forte anche della posizione di superiorità che le garantiscono le numerose lacune nel contratto di fornitura che la lega alla Innocenti). D’altra parte gli inglesi si erano sempre disinteressati della Innocenti, nonostante le due aziende fossero legate dai contratti per la produzione di vetture su licenza. Si rende quindi necessario un approfondito studio della situazione finanziaria della Innocenti, complicato dal fatto che dall’inizio della produzione automobilistica l’azienda si era sempre autofinanziata ed era dunque sconosciuta alle banche.

Il 6 maggio 1972 la Innocenti Autoveicoli comunica l’acquisizione del pacchetto azionario da parte di BLMC. Il nome dell’azienda cambia in “Innocenti Leyland” e Mr. Geoffrey Robinson, dopo essersi distinto per l’abilità nella conduzione delle trattative, ne diventa l’amministratore delegato.

I nuovi piani industriali non convincono

La Innocenti Leyland appronta da subito un piano di incremento produttivo per raggiungere le 75000 Mini annue, attraverso l’estensione delle linee di montaggio. Alla fine dell’anno Robinson presenta un programma d’espansione che prevede l’esportazione delle Mini Innocenti in Francia, Belgio, Svizzera e Olanda e l’assemblaggio negli stabilimenti di Lambrate di una nuova berlina, la Regent (ovvero la versione italiana della Austin Allegro). Secondo questo piano gli stabilimenti Innocenti avrebbero dovuto raggiungere una produttività di 110000 vetture all’anno. Si prevede inoltre la produzione di una nuova utilitaria, con meccanica Mini ma il cui stile viene ripreso dai prototipi che erano stati commissionati a Bertone alla fine degli anni ‘60.Regent Tropea

Il piano suscita subito qualche perplessità, perché non contempla un sostanziale ammodernamento degli impianti (già obsoleti ai tempi delle loro costruzione nel 1960), ma solamente il loro ampliamento. Già con l’incremento produttivo della Mini si evidenziano le criticità di questo approccio, soprattutto per quanto riguarda gli impianti di verniciatura. Il loro ampliamento, oltre a rendere altamente nocivo l’ambiente di lavoro per gli operai, determina un significativo aumento degli scarti. Queste criticità raggiungono il limite della sostenibilità alla fine del ’73, quando inizia la produzione della Regent.

Nell’autunno del ’73 la crisi petrolifera colpisce pesantemente le vendite della Innocenti: il mercato non riesce più ad assorbire tutte le vetture che escono dagli stabilimenti di Lambrate. Per arginare i danni viene ridotta la produzione e si intensificano le esportazioni, utilizzando la rete commerciale della casa madre.

Mini90120

Nel tentativo di incrementare le vendite si accelerano i tempi per il lancio dei nuovi modelli Mini 90 e Mini 120, nonostante la loro produzione richieda ingenti investimenti (la nuova carrozzeria rende indispensabile il completo riattrezzamento del reparto di stampaggio, che dovrà produrre la totalità dei lamierati per le nuove vetture). Nel novembre 1974 le nuove Mini vengono lanciate sul mercato. Nonostante la linea di questa utilitaria sia particolarmente riuscita, la crisi mina il successo che avrebbe meritato. Il numero di vetture invendute cresce, appesantendo pericolosamente la situazione finanziaria della Innocenti Leyland, che è costretta a ricorrere alla cassa integrazione.

Alla crisi energetica si aggiunge la riduzione delle esportazioni imposta dalla casa madre, che aggrava ulteriormente la già di per se delicata situazione. Le Mini prodotte a Milano sono infatti preferite da francesi, tedeschi e svizzeri perché più raffinate e curate nei particolari rispetto alle versioni inglesi. La Leyland registra però un deficit di svariati miliardi, tanto da essere passata sotto il controllo pubblico. Ha quindi bisogno di vendere sul mercato europeo le automobili costruite in casa, anche sacrificando gli stabilimenti esteri.

E’ la crisi, si prospetta il licenziamento per migliaia di dipendenti

Alla fine del 1974 la Innocenti Leyland proclama lo stato di crisi, sostenendo che per riprendere competitività sarebbe necessario il licenziamento di circa 1600 lavoratori. Seguono voci di cessione degli impianti di Lambrate ad Alfa Romeo, che vengono prontamente smentite dal presidente di BLMC, lord Stokes. Anche Alfa Romeo smentisce l’acquisto degli stabilimenti di Lambrate, definendolo una “grossa iattura”.

StockInnocenti

Nel luglio del 1975 si parla della nascita di una finanziaria di stato, la Finauto, che dovrebbe acquistare la Innocenti e nella quale confluirebbero anche gli stabilimenti di Arese. Anche questa ipotesi non avrà seguito.

 Qualche settimana dopo la Leyland Innocenti presenta un piano per il licenziamento di 2000 dei 4500 lavoratori in due anni, al fine di ristrutturare l’azienda. Si parla di prolungare di una settimana le ferie di agosto per poi ricorrere alla cassa integrazione in modo da ridurre la produzione: lo stoccaggio delle Mini ha infatti raggiunto il 170% di quello ritenuto normale per un’azienda sana. Questa situazione è da imputarsi anche al divieto di esportazione imposto dalla casa madre. Si teme inoltre che la direzione approfitti delle ferie estive per licenziare 1700 lavoratori. Grazie alla mediazione del ministero del lavoro i licenziamenti vengono scongiurati, ma viene stabilita la cassa integrazione a rotazione per 3000 dipendenti.

A settembre del ’75 l’amministratore delegato richiede il licenziamento di 1500 operai e un aumento di rendimento del 25% per le rimanenti maestranze. L’intenzione da parte degli inglesi sembra quella di chiudere lo stabilimento: gli impianti di Lambrate sono attrezzati per una produzione di 100000 vetture l’anno (nonostante negli ultimi anni se ne producano solo 40000). Il licenziamento di un terzo della forza lavoro pare ai sindacati un chiaro tentativo di rendere gli stabilimenti improduttivi. La richiesta trova dunque contrari sia i sindacati che il governo.

In dicembre arriva l’ultimatum: se le condizioni relative ai licenziamenti ed all’aumento di produttività non fossero accettate si andrebbe in contro alla liquidazione dell’intera azienda entro la fine dell’anno. Il governo temporeggia nel tentativo di trovare un collocamento per i 1500 lavoratori eccedenti.

Si prospettano intanto varie alternative per l’acquisizione dell’intero impianto da parte di altre società, in modo da garantirne il livello occupazionale. In particolare si concretizza la possibilità da parte della giapponese Honda di rilevare lo stabilimento di Lambrate per produrvi l’utilitaria “360”. In questo modo vorrebbe creare una “testa di ponte” per approdare in Europa. Questa ipotesi viene rifiutata dai sindacati, come viene rifiutata la proposta dell’imprenditore italo-argentino Alejandro De Tomaso, che vorrebbe acquisire lo stabilimento per riconvertirlo alla produzione di motociclette.

I 132 giorni della Innocenti: la fabbrica è occupata

Il 26 novembre del ’75 la Innocenti Leyland viene messa in liquidazione, a seguito della delibera dell’assemblea dei soci tenutasi a Roma. Pochi minuti dopo l’annuncio la fabbrica viene occupata e l’assemblea dei lavoratori decide all’unanimità il presidio permanente.

FabbricaOccupata

Nel tentativo di sbloccare la situazione il governo incontra i rappresentanti delle case automobilistiche italiane (Fiat e Alfa Romeo). Mentre Alfa romeo si rifiuta di intervenire, Fiat presenta un piano per il rilancio dell’azienda. Il piano Fiat prevede una riconversione produttiva della durata di 4 anni per la produzione di veicoli commerciali, con un massiccio intervento da parte della Gepi (società per le gestioni e partecipazioni statali, la finanziaria pubblica istituita per il salvataggio delle aziende in difficoltà). Nei primi 4 anni propone per Lambrate la produzione della Mini, a cui dovrebbe affiancarsi quella della 127. Non sono previsti licenziamenti, ma il blocco delle assunzioni in modo da attestarsi, alla fine dei 4 anni, su un organico di poco superiore ai 3000 lavoratori.

I sindacati propongono invece un piano che preveda il proseguimento dell’assemblaggio delle Mini, a cui affiancare la produzione di un minibus per la mobilità pubblica, oltre alla produzione di manufatti per l’edilizia, in modo da garantire l’occupazione di tutti i 4500 dipendenti.

 Nel frattempo a Roma si discute il problema dei 4500 lavoratori di Lambrate che, a causa della messa in liquidazione decisa il 26 novembre, non percepiscono più lo stipendio ma al tempo stesso non possono beneficiare della cassa integrazione. Il governo delibera la nascita di una società di comodo facente capo alla Gepi in grado di assorbire i lavoratori delle aziende “abbandonate” dalle multinazionali, al solo scopo di consentire il ricorso alla cassa integrazione. Si tratta di una manovra di puro sostegno salariale, ma che non da alcuna prospettiva occupazionale.

A causa dell’occupazione degli stabilimenti le circa 12500 Mini 90 e 120 in giacenza rimangono bloccate a Lambrate. Questi modelli tuttavia continuano ad essere richiesti e all’inizio del 1976 si esaurisce lo stock di 5000 vetture esistente presso i concessionari.

Il salvataggio della Innocenti è affidato a De Tomaso

Tra una serie di annunci e smentite sui piani al vaglio del governo per l’acquisizione della Innocenti si giunge al febbraio 1976. Le proposte sul tavolo del governo sono quelle di Honda, di Fiat, dei sindacati e di De Tomaso. Se fino a poche settimane prima l’ipotesi Fiat era data per certa, ora sembra che sarà De Tomaso a salvare la Innocenti.

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L’imprenditore prevede di intervenire assieme alla Gepi ed alla stessa Leyland per produrre a Lambrate motociclette, furgoni di piccola cilindrata ed una mini vettura da 400cc, oltre a proseguire con la produzione della Mini. Tale piano si propone di riassorbire l’intero organico della Leyland Innocenti, garantendo inoltre l’occupazione per i lavoratori dell’indotto e della rete commerciale. De Tomaso ha già risanato, con l’intervento pubblico della Gepi, altre aziende tra cui la Moto Guzzi, e sta portando avanti un programma simile alla Maserati.

Il 27 febbraio viene approvato il piano Gepi-De Tomaso, che prevede un costo di circa 80/100 miliardi, in buona parte coperti da fondi pubblici. La Gepi diventa azionista di maggioranza della “Nuova Innocenti” (questa la nuova ragione sociale), mentre De Tomaso assume la carica di amministratore delegato. Il progetto definitivo prevede l’impiego di 2500 operai nella produzione di 40000 Mini l’anno, il graduale affiancamento di una produzione motociclistica e, dopo 3 anni, la sostituzione della Mini con un veicolo commerciale di piccola cilindrata. A operazione ultimata è prevista un’occupazione complessiva dello stabilimento di Lambrate di 4000 persone.

Inizia la ripresa, “Lambrate: sereno-stabile”

Mini90 1976 2LowIl 7 aprile, dopo 132 giorni di presidio, termina l’occupazione degli stabilimenti da parte dei lavoratori. Il 12 maggio la Innocenti di Lambrate si risveglia dal letargo iniziato il 26 novembre. Le vetture che erano state bloccate nei piazzali vengono preparate per la consegna ai concessionari, riprende la vendita dei pezzi di ricambio e vengono riavviate le catene di montaggio, ferme ormai da più di 5 mesi.

La Nuova Innocenti di De Tomaso cambia il marchio in una “i” corsiva scritta in un carattere simile a quello del logo delle Mini Bertone.

Grazie alle vendite delle Mini 90, 120 e della sportiva Mini DeTomaso, ma soprattutto grazie alle ingenti iniezioni di liquidità da parte della Gepi, la Nuova Innocenti reintegra buona parte del personale della Innocenti Leyland. Tuttavia i piani di riconversione di De Tomaso verranno in parte disattesi ed in parte ritardati: l’occupazione non tornerà quindi ai livelli sperati. Questo causerà non poche tensioni tra il sindacato e la Nuova Innocenti.

Nel 1978 la Innocenti è la casa che in Europa ha il maggior incremento percentuale di vendite. L’anno successivo De Tomaso rileva dalla Gepi la maggioranza azionaria della Nuova Innocenti, raggiungendo il 71%, e rinnova per due anni il contratto in scadenza con la Leyland per la fornitura della meccanica della Mini. Le vendite della Mini sono soddisfacenti ed i proverbiali stoccaggi nei piazzali si ridimensionano notevolmente. Tuttavia il “piano moto” per la produzione di propulsori motociclistici viene rinviato, causando il mancato rientro dei lavoratori ancora in cassa integrazione.

DeTomaso si accorda con i giapponesi, ma le vendite non decollano

Nel 1981 scade il contratto che vincola la Innocenti alla Leyland per la fornitura dei motori. De Tomaso è convinto che i tradizionali motori a 4 cilindri siano destinati a lasciare il posto a motori a 2 e 3 cilindri rispettivamente per le piccole e medie cilindrate. L’aumento della cilindrata unitaria, unito ad una riduzione del numero di cilindri, porterebbe ad una riduzione dei consumi e dei costi di manutenzione. Non riuscendo a coinvolgere Leyland in un progetto di sviluppo e produzione di un nuovo motore a 3 cilindri, De Tomaso coglie l’occasione della scadenza del contratto per stipulare un accordo con la giapponese Daihatsu per l’acquisto di motori a 3 cilindri da 993cc e cambi a 5 marce, da montare sulle Mini a partire dal 1982.

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Intanto le vendite delle Mini sono in flessione, si parla di 14000 auto invendute nei cortili di Lambrate: chiaro indice che la vettura è ormai fuori mercato. L’azienda decide di dimezzarne la produzione ricorrendo alla cassa integrazione per parte dei 2400 lavoratori. Nello stesso anno a Lambrate inizia la produzione di un nuovo modello Maserati: la Biturbo.

Negli anni successivi la Nuova Innocenti subisce ingenti perdite, tanto da rendere necessaria una ricapitalizzazione dell’azienda, che avviene nell’agosto 1984, riportando la maggioranza azionaria alla Gepi (lasciando però a De Tomaso la gestione).

Nel giugno del 1985, dopo mesi di trattative (e su forte pressione della Gepi), viene perfezionata la fusione tra la Nuova Innocenti e la Maserati, con lo scopo dichiarato di unificare anche giuridicamente le due aziende per rispecchiare l’integrazione aziendale già di fatto realizzata. La Officine Alfieri Maserati incorpora quindi la Nuova Innocenti, il cui nome rimarrà solo sotto forma di marchio. La Gepi detiene la maggioranza della società, soci di minoranza sono DeTomaso e Chrysler (che aveva acquisito una partecipazione azionaria in Maserati, in vista di un accordo per produrre una vettura a Lambrate).

Il passaggio alla Fiat, dall’agonia alla chiusura

Tra la fine del 1989 ed i primi del 1990 De Tomaso liquida la Gepi e viene costituita la “MASERATI spa”, società che assume il controllo degli stabilimenti di Lambrate. La Maserati spa è controllata al 51% da De Tomaso ed al 49% da Fiat che detiene inoltre il diritto di prelazione sulla quota di maggioranza. La collaborazione prevede, tra l’altro, l’assemblaggio a Lambrate della Panda. Contestualmente Fiat acquista il 51% della “Innocenti Milano spa”, la società commerciale che gestisce la vendita delle vetture Innocenti.

Koral45Nel 1992 una nuova auto va ad affiancare la Mini (ora denominata small 500 e small 990) nella gamma Innocenti: la Koral. Si tratta di una vettura derivata dalla Fiat 127 e prodotta negli stabilimenti Zastava in Jugoslavia.

Intanto nel periodo che va dal 1989 al 1993 si assiste ad una progressiva riduzione del personale degli stabilimenti di Lambrate, fino ad arrivare alla chiusura della storica fabbrica. Alle ore 17.30 del 31 marzo 1993 i circa 1000 lavoratori escono dagli stabilimenti di viale Rubattino per l’ultima volta. Il progetto di riconversione prevede la costruzione di un centro commerciale. Un paio di mesi dopo Fiat rileva il pacchetto azionario maggioritario di Maserati ancora in mano a DeTomaso.

Il marchio Innocenti verrà utilizzato negli anni successivi per commercializzare sul mercato italiano alcune vetture Fiat prodotte all’estero, fino al 1997. Vengono commercializzate con marchio Innocenti la Elba e la Mille (rispettivamente la versione familiare della Duna e la Uno prodotte entrambe in Brasile) e la Mille Clip (la Uno prodotta in Polonia). Comparirà anche sul frontale del Porter6, il minivan a 6 posti prodotto dalla Piaggio.

FabbricatoViaPitteri

Oggi, degli stabilimenti della Nuova Innocenti – Maserati non c’è quasi più traccia, rasi al suolo per far posto ad un quartiere residenziale e ad attività commerciali. Gli edifici sopravvissuti e rinati a nuova vita sono la palazzina uffici della Innocenti Commerciale di via Pitteri, riconvertita a residenza sanitaria assistenziale per anziani, ed il Centro Studi, attualmente utilizzato come magazzino. L’unico stabile dell’area produttiva arrivato fino a noi è il “Palazzo di Cristallo”, il primo degli edifici paralleli al viadotto della tangenziale, che ospitò le linee di produzione dell’A40 nel 1960. Sono invece ancora tutti in piedi ma in completo stato d’abbandono i capannoni della INNSE su cui svetta la caratteristica torre piziometrica. Tutta l’area ex-INSSE è oggetto di un progetto di riqualificazione che prevede la sola ristrutturazione del “Palazzo di Cristallo” e la realizzazione di un’area parco di oltre 300mila mq.

Il marchio Innocenti, inutilizzato, rimane di proprietà Fiat Auto Spa.

Bibliografia:
Marino Gamba, “Innocenti: imprenditore, fabbrica e classe operaia in cinquant’anni di vita italiana”, Mazzotta, 1976
La Stampa, archivio storico dal 1867
Corriere della Sera, archivio storico
La Repubblica, archivio storico
Andrea Gallazzi, Storia della Innocenti